Come si diventa avvocato? Ecco tutti gli step formativi

Diventare avvocato è un desiderio che accomuna ancora numerose future matricole, nonostante il numero abbondante di avvocati già presenti in Italia. Secondo il report condotto dal Censis nel 2021 in collaborazione con Cassa Forense, nel 2020 gli avvocati iscritti all’albo erano 245.478, in ascesa rispetto all’anno precedente. In pratica ci sono in media 4 avvocati ogni 1.000 abitanti. Questi numeri però non sono esaustivi perché sono in forte crescita anche gli avvocati che abbandonano l’ordine professionale per puntare ad altre attività. Il futuro della professione non è più legato solo al binomio avvocatura-tribunale, ma si sta ampliando a diversi settori della pubblica amministrazione e della digital trasformation. Sarà per questo che l’interesse per la facoltà di giurisprudenza resta comunque elevato. Certo, la diversificazione delle opportunità per chi studia materie giuridiche non ridurrà drasticamente il numero di avvocati, che continueranno a laurearsi e ad abilitarsi alla professione, seguendo gli step formativi previsti dall’attuale regolamentazione. 

Conseguimento della laurea in giurisprudenza
Per diventare avvocato bisogna conseguire una laurea magistrale in giurisprudenza. Si può scegliere tra la formula 3+2 che prevede una laurea triennale e poi una laurea specialistica e il ciclo unico che dura cinque anni. La laurea in legge si può ottenere sia frequentando i corsi nelle università tradizionali sia iscrivendosi ad un corso di laurea telematico, scegliendo il piano di studi dell’università online per giurisprudenza promosso dalle università telematiche riconosciute dal MIUR, come Unicusano. Dopo la laurea è obbligatorio svolgere un periodo di tirocinio e di ulteriore formazione. 

Praticantato post-laurea per l’accesso all’esame


Il praticantato post-laurea è obbligatorio per accedere all’esame di abilitazione alla professione. Ha una durata di 18 mesi e dev’essere svolto presso uno studio di un avvocato iscritto all’albo da almeno 5 anni. Durante il percorso di tirocinio il praticante deve presenziare ad almeno 20 udienze al mese. La sua presenza viene registrata nel verbale e certificata dal giudice presente. Dal 28 settembre 2018, al praticantato viene affiancato un corso di formazione organizzato dai consigli dell’ordine attraverso le scuole forensi, le associazioni o le università. Deve avere una durata di almeno 180 ore distribuite lungo i 18 mesi del tirocinio e deve seguire le linee guida indicate dal Consiglio Nazionale Forense. Per verificare l’acquisizione delle conoscenze, vengono effettuati degli esami intermedi e un esame finale, che dev’essere superato per poter accedere all’esame di abilitazione. Se il neolaureato decide di conseguire il diploma presso una scuola di specializzazione, può ridurre l’attività di praticantato di un anno.
Può inoltre svolgere il tirocinio anche presso l’Avvocatura dello Stato, nei comuni o in altri enti pubblici, ma solo per 12 mesi. I restanti 6 devono essere svolti presso uno studio. 

Esame di abilitazione per diventare avvocato

Dopo il tirocinio si può partecipare all’esame di abilitazione, che prevede tre prove scritte e una orale. In caso di bocciatura, l’esame si può tentare all’infinito e non ci sono limiti di età. Le prove scritte consistono in: un parere in materia di diritto civile e uno in diritto penale e la redazione di un atto processuale. L’esame orale prevede invece delle domande selezionate da un database nazionale sulle discipline afferenti alla professione.

Iscrizione all’ordine degli avvocati
Superato l’esame si procede con l’iscrizione all’albo e alla cassa di previdenza degli avvocati e con l’apertura della partita IVA, che stando alle ultime novità, è necessaria per restare iscritti all’albo. Al termine di queste procedure si diventa avvocato a tutti gli effetti.

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